La campagna europea è partita!
Il 2 marzo 2026 prende il via la campagna europea:
“Etica, Trasparenza e Integrità per i partiti politici europei”
Non è solo una campagna.
È una sfida.
È la nostra occasione per cambiare le regole del gioco.
Video. Manifesti. Comunicati in tutte le lingue.
Ogni firma conta.
Ogni contenuto conta.
Ogni idea conta.
Ogni contributo è un passo concreto verso una politica più etica, trasparente e responsabile.
Aiutiamoci a cambiare il sistema europeo.
Siamo una squadra.
Determinata. Motivata. Unita.
Se sei pronto a far sentire la tua voce…
Unisciti a noi!
Il futuro della politica europea ci aspetta.
È ora. Se non ora… quando?
Firma ora e unisciti alla campagna
Con entusiasmo e determinazione,
Gian Elio De Marco
EthicalSelection
DA CHI SIAMO GOVERNATI ?
Lettera aperta a chi ha ancora il coraggio di guardare in faccia la realtà.
Cari cittadini Europei,
Viviamo in un mondo dove la competizione è diventata un campo di guerra silenziosa. Per emergere, per arrivare ai vertici del potere politico, economico o istituzionale, non bastano talento, competenza o integrità. Anzi: spesso sono proprio questi valori a diventare un ostacolo.
La verità è che chi conserva un senso profondo di umanità, empatia e coscienza morale difficilmente riesce a sopravvivere in questo sistema. Il percorso che conduce al potere è minato da tradimenti, compromessi, manipolazioni e violenze invisibili. Chi non è disposto a sporcarsi, viene lasciato indietro.
E allora la domanda inquietante si fa spazio:
Siamo governati da pervertiti?
Non si tratta di una provocazione, ma di un’osservazione fondata. Il genetista Albert Jacquard lo disse chiaramente già negli anni ’90:
“La concorrenza è così agguerrita che solo chi non ha convinzioni o etica, o è estremamente sottomesso, può raggiungere posizioni di potere.”
Questo sistema premia le personalità più distruttive. Ecco le quattro caratteristiche psicologiche dominanti nei vertici di molte organizzazioni:
Machiavellismo – Mentono senza scrupoli. Per loro, la verità è solo un mezzo, non un valore. La manipolazione è linguaggio quotidiano.
Narcisismo – Vedono gli altri come strumenti, oggetti, ostacoli da usare o eliminare.
Psicopatia – Non provano alcuna empatia. Il dolore altrui non li tocca.
Sadismo – Talvolta, il dolore degli altri diventa addirittura fonte di piacere.
Queste non sono affermazioni esagerate. Sono descrizioni cliniche. Ed è proprio per questo che il cittadino comune non riesce a riconoscere un pervertito anche quando lo ha davanti. Perché non ci sembra possibile. Perché proiettiamo sugli altri il nostro stesso senso morale.
Ma loro giocano su un altro campo.
Ci confondono, ci portano a dubitare di noi stessi, della nostra intuizione, della nostra indignazione. Ci dicono che “la realtà è complessa”, che “le cose non sono bianche o nere”. Ma questa ambiguità è una strategia. Serve a zittire il nostro giudizio, a sterilizzare la nostra coscienza.
È tempo di dirlo chiaramente:
Il problema non è solo individuale. È sistemico.
Abbiamo costruito un sistema in cui chi è privo di scrupoli ha un vantaggio competitivo. Un sistema che seleziona i peggiori e li proietta verso il comando. Un sistema che soffoca l’onestà, l’empatia, la saggezza.
È questo il mondo che vogliamo?
Vogliamo davvero lasciare le redini della nostra società a chi è incapace di amare, di provare pietà, di dire la verità?
Questa non è una semplice denuncia.
È un grido di risveglio.
Non possiamo più limitarci a scegliere “il meno peggio”.
Non possiamo più affidarci a un sistema elettivo che premia la maschera più convincente e non la coscienza più evoluta.
È il momento di cambiare paradigma.
Di ripensare radicalmente chi ci guida e come viene scelto.
Perché se non lo facciamo, la follia diventerà la norma. E la distruzione, inevitabile.
Con forza, con lucidità, con amore per l’umanità:
abbiamo il dovere di porci questa domanda.
E di agire, prima che sia troppo tardi.
È ora di discutere di come cambiare le regole del gioco.
P.S.: Condividete questa lettera se ritenete che sia tempo di rompere il silenzio.
CACOCRAZIA: LA PIÙ GRANDE ASSURDITÀ DELLA DEMOCRAZIA
Siamo in fase preelettorale e stanno ricominciando le solite manfrine: promesse miracolose, grandi cambiamenti, paure alimentate ad arte e slogan costruiti per conquistare consenso. Poi milioni di cittadini cadranno ancora nella stessa trappola, convinti di scegliere liberamente il proprio futuro.
Ma quanto è libera una scelta quando i candidati vengono decisi dai partiti e trasformati dalla propaganda in prodotti elettorali?
Ecco la più grande assurdità della nostra democrazia: per guidare un’auto serve una patente, per fare il medico anni di studi, per pilotare un aereo controlli rigorosi. Ma per governare un Paese, amministrare miliardi e decidere sulla vita di milioni di persone?
Spesso basta conquistare abbastanza voti.
E quando si propone di selezionare rigorosamente i candidati in base alla loro idoneità, qualcuno grida alla discriminazione.
Assurdo.
La legge già prevede requisiti, incompatibilità e cause di incandidabilità. Dunque la selezione non è contraria alla democrazia. Il vero paradosso è che controlliamo requisiti formali, ma non ciò che conta di più: la capacità di governare.
Selezionare un chirurgo è normale. Un pilota è indispensabile. Ma chi deve guidare una nazione non dovrebbe dimostrare nulla?
C’è chi teme un governo di tecnici. È un equivoco: un grande specialista può essere un pessimo governante.
Non vogliamo sostituire la democrazia con un governo di tecnici. Vogliamo impedire che l’incompetenza, l’irresponsabilità e la propaganda continuino a travestirsi da democrazia.
Chi si candida dovrebbe dimostrare competenza, conoscenza della Costituzione e della Carta dei diritti umani, equilibrio emotivo, autocontrollo, senso di responsabilità e capacità di gestire il potere senza abusarne.
E soprattutto rispondere a una domanda: il suo progetto serve davvero il popolo o serve soltanto a conquistare potere?
La proposta è semplice: prima una rigorosa selezione pubblica, trasparente e uguale per tutti; poi il voto libero dei cittadini tra i candidati idonei.
Questo è il vero appello civile: smettiamo di scegliere il «meno peggio». Chiediamo una politica nella quale il popolo non sia costretto a votare alla cieca.
Perché difendere ciecamente un sistema solo perché lo chiamiamo democrazia significa accettarne anche le degenerazioni, fino a una dittatura mascherata da democrazia.
Quando il potere premia chi urla più forte invece di chi è più capace, i migliori restano fuori e gli inadatti governano.
E allora diciamolo senza paura: quando il potere finisce nelle mani dei peggiori, il suo nome è CACOCRAZIA.
